Uscita di sicurezza

di Ignazio Silone (da Il Sole 24 Ore)

Quella sera di novembre del 1926, subito dopo la promulgazione delle “leggi eccezionali”, ci eravamo salvati in parecchi dall’arresto in un villino di un sobborgo milanese, qualche tempo prima affittato da un nostro compagno che si fingeva pittore. Nei quartieri popolari le vie erano deserte, le osterie chiuse, silenziose, le case buie. Ciò dava alla città, in quella stagione umida e fredda, un carattere tetro. La forza pubblica operava nei quartieri popolari incursioni vaste e subitanee, in pieno assetto di guerra, cingendo di assedio i casamenti sospetti, come se si trattasse di fortilizi nemici. Il numero degli arrestati era già assai elevato e si accresceva di giorno in giorno in base ai nomi e agli indirizzi che in quel modo risultavano dalle perquisizioni, dalle denunzie delle spie, dei provocatori e dalle deposizioni degli arrestati più deboli, costretti dalle minacce o dalla tortura. (continua)