Negli arazzi la tecnica riprende il filo dell’arte

Vittorio Sgarbi per Il Giornale

Come una esperienza irripetibile, alla parola «arazzi» ci vengono alla mente ricche e varie e preziose manifatture fiamminghe, ricche e fiorite come giardini. Si tratta di traduzioni di disegni o dipinti anche e soprattutto italiani.

In età contemporanea gli arazzi non sono più fiamminghi e le fonti di ispirazione non sono più italiane. L’esposizione veneziana a palazzo Zaguri in campo San Maurizio, «Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo», ci mostra un nuovo aspetto della tradizione degli arazzi, che incardina la sua fabbrica in Italia nella Certosa di Valmanera vicino ad Asti, un monastero vallombrosano, dove si fonda una nuova tradizione che ha appena compiuto sessant’anni. (continua)