Manchester by the Sea: quando il dolore è una marea

Giuseppe Grossi per Movieplayer

Avanti e indietro. Avanti e indietro. Avanti e indietro. Come in preda a un moto ondoso delicato ma costante, Manchester by the Sea imita le maree per raccontarci il futuro e il passato di Lee, un uomo che non nuota più, che vorrebbe andare a fondo, ma galleggia immobile. Chiuso dentro un purgatorio privato, silenzioso, a metà strada tra il marito che non è e il padre che non riesce a essere, quest’uomo si trascina dentro una vita rifiutata di continuo, come se essere ancora vivo fosse una colpa. Anche quando tutto sembra fermo, però, la signora Vita ritorna a bussare, spesso imprevista, spesso non gradita. E lo fa per scuotere, per prenderti a schiaffi e farti sentire un ingrato. Così succede che a Lee, uomo che ha perso tutto dopo un incidente devastante, venga data una nuova occasione per ricominciare. Dopo la morte di suo fratello, gli viene proposta la tutela di suo nipote. Una possibilità che scava dentro di lui, trovando solo nuovo malessere, altra inadeguatezza, ulteriore sofferenza. (continua)