Le conseguenze dell’automazione

Anna Zafesova per Il Sole 24 Ore

Uno spettro si aggira per l’Europa e l’America: il populismo. Sotto questa etichetta si nascondono tante facce, da quella di capitalista caricaturale in una vignetta stile Pravda anni 30 di Donald Trump a quella nostalgica dei sostenitori della Brexit, al protobolscevismo egualitarista dei grillini al liberalismo razzista di Alternative für Deutschland, e solo lo snobismo dei liberal risparmia la stessa etichetta alle molteplici sinistre utopiste e conservatrici. Questo nuovo fenomeno, che sta contagiando come una febbre esotica le democrazie occidentali, viene imputato ai media, social e no, alla crisi che ha portato alla lumpenizzazione del ceto medio, al crollo dei valori, alla globalizzazione, ai cinesi, alle multinazionali, agli hacker russi, alla finanza globale e al vecchio ma sempre valido complotto giudaico-massonico. L’orologio della modernizzazione sta girando a ritroso con una velocità spaventosa, e presto il caotico mondo liquido potrebbe tornare solido, con le frontiere chiuse, i trattati di commercio libero aboliti, i muri eretti e i cittadini ricollocati nelle loro caselle etniche, sociali e familiari, senza possibilità di sconfinare. Milioni di appartenenti a quella che da molti veniva considerata la suprema evoluzione dell’Homo erectus, il borghese occidentale, individualista, liberale e razionale, sembra in preda a un impazzimento, sfoderando istinti, fobie e superstizioni che sembravano estinti come il vaiolo. Gli storici del futuro troveranno un nome, e una causa, a questi tempi surreali. Sarà uno dei pochi mestieri che sopravviverà, quello dello storico, e rimarrà probabilmente incerto e discutibile, e a volte pericoloso, come lo è sempre stato. Il resto è destinato a cambiare. (continua)