Hamsun, Lorenz, T.S. Eliot. I tre Nobel un po’ razzisti

Paolo Mieli per Il Corriere della Sera

Come fu possibile che persone di grande ingegno e di altrettanto grande talento artistico si lasciarono sedurre dal fascismo e dal nazionalsocialismo? Nel libro I maledetti. Dalla parte sbagliata della storia (in via di pubblicazione per i tipi delle edizioni Lindau) Andrea Colombo cerca di rispondere a questa domanda esaminando in maniera approfondita i casi di Gottfried Benn, Martin Heidegger, Giovanni Gentile, Emil Cioran, Robert Brasillach, Ezra Pound, Wyndham Lewis, Julius Evola, Adolfo Wildt, Mario Sironi, Louis Ferdinand Céline, Mircea Eliade, Filippo Tommaso Marinetti, Leni Riefenstahl e dei tre premi Nobel che a pieno titolo possono essere inseriti nell’elenco: Knut Hamsun, T.S. Eliot e Konrad Lorenz. Il tratto che li accomuna è «la consapevolezza che l’Ottocento, il secolo dei buoni sentimenti, del liberalismo, delle democrazie, della speranza ottimistica in un progresso senza limiti, era definitivamente tramontato» e l’idea che «dalle macerie della Prima guerra mondiale doveva sorgere un mondo nuovo, radicalmente trasfigurato». (continua)