Artemisia Gentileschi, né prostituta né icona femminista

Alex Connor per la Stampa

Quando ho cominciato a scrivere il romanzo su Artemisia Gentileschi, già da tempo conoscevo la sua storia e ne ero rimasta profondamente affascinata. Dopotutto, non è per questo che ci si dedica alla scrittura di un libro su qualcuno? Alla base ci dev’essere un profondo interesse nei suoi confronti e, nel caso si scriva un romanzo storico, anche un’attenta conoscenza della sua epoca. Fin qui, tutto bene. Conoscevo la sua opera, il periodo in cui aveva vissuto, e ammiravo il suo coraggio. Ma ben presto scoprii che Artemisia aveva una certa reputazione. Non sto parlando del fatto che nel XVII secolo era considerata una “prostituta”, cosa della quale soffrì moltissimo, ma di un’altra etichetta, gentile concessione del XXI secolo, ovvero quella di “icona del femminismo”. Be’, io non ho mai creduto che lo fosse, anzi mi ha sempre infastidito che venisse considerata tale. Ecco a voi, quindi, la causa intentata tra la signora Artemisia Gentileschi e l’Icona femminista. (continua)