La La Land e Whiplash: il cinema di Chazelle tra il suono della passione e il ritmo dell’ossessione

Giuseppe Grossi per Movieplayer

Quel diavolo glabro di Terence Fletcher ci guarderebbe prima con aria perplessa, quasi schifata, e poi ci prenderebbe tutti a schiaffi. Sì, il temuto e temibile docente di Whiplash, interpretato da J.K. Simmons, potrebbe reagire così davanti alle infinite lodi con cui stiamo incensando quel prodigio di Damien Chazelle. Lo farebbe perché, stando alla sua filosofia di vita, non esistono in qualunque lingua del mondo due parole più pericolose di “buon lavoro”. Parole che creano sazietà in ogni artista, parere definitivo assai pericoloso per ogni stimolo creativo. Dando per buona la sua massima, il buon Chazelle sarebbe più che pericoloso, da rinchiudere in isolamento, da costringere alla quarantena, perché Whiplash e La La Land sono davvero lavori ottimi. Film simili e opposti allo stesso tempo, opere che celebrano l’arte nella sua essenza più magica per poi svelarne le derive più disperate. A soli 32 anni, il regista statunitense ha dimostrato di maneggiare il linguaggio cinematografico con una maestria disarmante; rigoroso e martellante con Whiplash, soave e magico con La La Land, Chazelle ha fatto della musica un sottofondo costante nella sua breve quanto folgorante filmografia. (continua)