Onesto da Bologna (1240 - 1303)
Onesto degli Onesti, detto Onesto da Bologna, nacque intorno al 1240 a Bologna, figlio di Bonacosa di Pietro degli Onesti (dal nome della
bisnonna Onesta).
Nel
1271 si ammalò gravemente al punto tale di fare testamento, ma poi riuscì a
guarire e si dedicò
probabilmente al redditizio mestiere del prestito e del cambio (cosa che gli assicurò una vita
piuttosto agiata). Alcuni parlano di lui come di un notaio, ma questo titolo
non appare il nessun documento.
Sappiamo
anche che nel 1296 fu coinvolto in una rissa: ci resta, infatti, una
denuncia in cui Onesto
afferma di essere stato aggredito e
ferito. Esiste anche, tuttavia, una controdenuncia in cui si afferma il
contrario. Ora, le zuffe erano piuttosto frequenti nelle città comunali, spesso
divise da fazioni e odio reciproco. Queste
notizie, in ogni caso, ci sono utili per comprendere la personalità del
poeta: sanguigno, iracondo, probabilmente implicato nelle lotte politiche e pronto a difenderle con le
armi.
Onesto aveva anche una fitta
rete di amici, tra cui molti letterati toscani (Cino da Pistoia, Monte Andrea) e romagnoli (Ugolino
Manfredi): è questa la prova dei forti rapporti tra toscani ed emiliani che poi
avrebbero gettato le basi dello Stilnovo. Sappiamo infine che Onesto morì intorno al 1303.
Di
Onesto ci resta un corpus
poetico piuttosto esile: ventotto componimenti di cui tre canzoni (una è
solo un frammento), una ballata e
ventiquattro sonetti (gli ultimi quattro sono adespoti e attribuiti a Onesto senza certezza
assoluta). Alcune poesie sono a carattere amoroso e vengono usualmente
giudicate un po’ troppo monotone e
ripetitive; i componimenti migliori del poeta restano dunque i sonetti di
corrispondenza tra i quali spiccano quelli appartenenti alla tenzone con
Cino da Pistoia (forse
conosciuto durante la permanenza bolognese di questo, tra il 1292-93).
Appartengono a tale tenzone i sonetti dal V al XII (a livello del XII
componimento la tenzone coinvolge anche Tommaso da Faenza).
Queste
poesie di corrispondenza sono spesso molto pungenti e impetuose. Si ricorda, in particolare, il
celeberrimo sonetto V: “Mente”
ed “umìle” e più di mille sporte / piene di
“spirti” e ‘l vostro andar sognando…In
questi versi Onesto si
prende gioco di Cino da
Pistoia e della nuova “moda
poetica” dello Stilnovo, caratterizzata da un tono intimo e cordiale effettivamente diverso da quello della vecchia
generazione a cui Onesto
apparteneva. Si pensi all’immagine della donna: seconda la vecchia scuola, le
donne di Onesto sono
“crudeli” e “ingannatrici”
a differenza di quelle “gentili” dello Stilnovo; Onesto, in più, resta legato a certi usi
metrici piuttosto datati come le coblas capfinidas, le rime
difficili e magari
al mezzo, i giochi di parole in stile guittoniano (“sporte” piene di “spirti”).
E’ anche vero, tuttavia, che
definire Onesto un
puro rappresentante della tradizione in opposizione allo Stilnovo non gli rende
totale giustizia. Secondo Marti, infatti, la poesia di Onesto potrebbe definirsi “prestilnovistica”:
il poeta porta in sé tracce di Guinizzelli, la sua “poesia del dolore”
anticiperebbe quella di Cavalcanti, si notano perfino alcune dolci malinconie
che ricordano lo stesso Cino da
Pistoia. Il punto è che lo Stilnovo non deve essere visto come un atto
terroristico volto a far tabula rasa di tutta la poesia precedente: il vecchio
e il nuovo stile
coesistono in modo dialettico e
Guinizzelli e Dante
stessi conobbero una fase guittoniana. Ovviamente lo Stilnovo segnerà
l’apertura a una nuova cultura e a una nuova poesia, né si può mettere sullo
stesso piano della tradizione precedente. Si tratta solo di evidenziare che la
nuova cultura era da
tempo nell’aria e
stava progressivamente emergendo da
quella vecchia. Stando così le cose, non dovrebbe stupire che alcuni
elementi della nuova poetica vengano sfiorati da rimatori che, come Onesto, facevano parte della generazione precedente.
Che poi Onesto, alle
soglie della vecchiaia, si scagli comunque contro la nuova stagione poetica
rappresentata da
Cino è certamente comprensibile: egli si sente superato da una nuova cultura alla
quale, forse inconsapevolmente, lui stesso aveva portato qualche contributo.
Negli ultimi anni del ‘200 Onesto
doveva essere considerato un poeta piuttosto importante. Dante, per
esempio, volle citarlo nel De Vulgari Eloquentia (I, XV, 6) insieme ad
altri illustri poeti bolognesi quali Guido Guinizzelli, Guido Ghislieri e Fabruzzo de’ Lambertazzi.
Peraltro nel De Vulgari Dante menziona anche Più non attendo il tuo
soccorso, Amore, un sonetto di Onesto
ormai perduto (così come la Pistola
in forma di sirventese per le 60 più belle donne fiorentine di cui Dante
parla nella Vita Nova e
di cui non resta più nulla). Anche Petrarca volle rievocare Onesto nei Trionfi (I,
IV, 35), e forse
proprio per questo nei due secoli successivi Onesto continuò ad essere ricordato da autori come Trissino,
Equicola e Bembo. In
seguito, tuttavia, l’opera di Onesto
finì per essere ugualmente dispersa e cadde quasi nell’oblìo.
Biografia tratta dal sito: http://fenzi.dssg.unifi.it/dip/